Mal di testa da cervicale

La cervicale è un disturbo molto comune, soprattutto in età adulta. I dati epidemiologici indicano che circa il 50% della popolazione mondiale sperimenta un attacco di cervicale, o cervicalgia, almeno una volta nella vita. Il picco di insorgenza si colloca nella fascia d’età compresa tra i 40 e i 60 anni e il disturbo sembra prediligere le donne rispetto agli uomini e chi vive nelle grandi città rispetto a chi risiede in campagna.
Ne è soggetto in modo particolare anche chi conduce uno stile di vita sedentario, per via della muscolatura meno allenata, oppure chi è sottoposto a condizioni di stress, a causa delle continue tensioni muscolari.
Mal di testa da cervicale

Le cause del mal di testa da cervicale

La cervicalgia colpisce quella parte della colonna vertebrale che sostiene il collo e la testa, la cosiddetta regione cervicale. È composta da sette vertebre, e il dolore può essere causato da diversi fattori ed essere accompagnato da infiammazioni e altri sintomi, in base alla sua esatta localizzazione.

Quando è di origine traumatica, si deve principalmente a strappi e contratture, che possono avvenire sia a causa di infortuni (come il classico colpo di frusta, oppure traumi dovuti all’attività sportiva) sia, per i più sedentari, per un semplice movimento brusco. Una postura scorretta, soprattutto se mantenuta troppo a lungo, sia durante il riposo sia durante il giorno, può dare origine a tensioni muscolari e problemi articolari. Similmente allo stile di vita sedentario, una condizione di stress o di forte ansia determina un’eccessiva tensione a carico di muscoli e articolazioni, e sfocia in dolori cervicali.

La cervicalgia, inoltre, può essere dovuta a fattori genetici: alcuni pazienti sono afflitti da malformazioni nella naturale curvatura della colonna vertebrale, che causano tutta una serie di complicazioni a carico non solo della regione cervicale, ma anche di altre parti della schiena.

Un’altra causa della di cervicale e del relativo mal di testa può essere la malocclusione: quando le arcate dentali non si chiudono correttamente, oppure si è soggetti al bruxismo (digrignare i denti), si hanno tensioni alla struttura della mandibola, il che può causare sintomi dolorosi che si irradiano fino alla testa e al collo.

A livello puramente fisiologico, il dolore associato alla cervicalgia può essere accompagnato da un’infiammazione oppure interessare principalmente i nervi, compressi o eccessivamente sollecitati per via di malformazioni alla struttura ossea e articolare della regione cervicale. Quando il dolore interessa la parte più alta, si parla nello specifico di sindrome cervico-cefalica, ed è proprio questa a causare la cefalea, che nella grande maggioranza dei casi è di tipo tensivo, ma può manifestarsi in alcuni casi anche con i sintomi tipici dell’emicrania.

Cervicale e mal di testa: i sintomi

In generale, il dolore della cervicale è costante, di entità variabile, e può durare per diversi giorni. È accompagnato da un senso di tensione e rigidità al collo, con difficoltà nella rotazione e nei movimenti della testa. La cervicalgia propriamente detta interessa quasi esclusivamente il collo, mentre quando il dolore tende a irradiarsi verso le spalle e le braccia, si parla di sindrome cervico-brachiale. Questa può essere accompagnata da formicolii oppure ipersensibilità agli arti colpiti.

Quando invece si presenta il mal di testa, siamo al cospetto della sindrome cervico-cefalica. La cefalea, in questo caso, è quasi sempre di tipo tensivo: si manifesta cioè in entrambi i lati del cranio e si tratta di un dolore costante e oppressivo (il classico “cerchio alla testa”), che parte dalla nuca e si diffonde poi verso i lati e la fronte. Quando accompagna la cervicale, questo tipo di dolore può essere associato a nausea, vomito, vertigini e disturbi sensoriali, principalmente a carico della vista e dell’udito: caratteristici del mal di testa sono, infatti, l’estrema sensibilità alla luce e ai rumori forti.

Talvolta il mal di testa da cervicale può essere più intenso, pulsante e interessare solo un lato del cranio: si tratta in questo caso di sintomi più simili all’emicrania, un disturbo neurologico per fortuna meno comune, i cui meccanismi di insorgenza sono meno noti. Nella cervicalgia, una possibile spiegazione potrebbe trovarsi nella compressione dei nervi dovuta all’eccessiva tensione nei muscoli della zona cervicale: i nervi soggetti a questa pressione diventano così più sensibili agli stimoli dolorosi che inviano al cervello.

Da sapere

La diagnosi corretta dei dolori cervicali, specie se associati a cefalea, è fondamentale per sottoporsi alla terapia corretta ed eliminare i sintomi alla radice. Se non viene trattata come si deve, la cervicale tende a ripresentarsi o a diventare cronica, il che può portare a complicazioni anche gravi e inficiare fortemente sulla qualità della vita e sulla produttività. È inoltre utile ricordare che la cefalea, di qualsiasi tipo, non va mai sottovalutata e va sempre trattata con tempestività, fin dalla comparsa dei primi sintomi.

La diagnosi passa, prima ancora che con esami di imaging come la radiografia, la risonanza magnetica o la TAC, attraverso un’analisi accurata dello stile di vita del paziente e dei fattori di rischio a cui è esposto: la professione (nei lavori di ufficio, in cui si è costretti a restare seduti per molte ore davanti al computer, la cervicalgia è particolarmente frequente), la dieta (anche l’alimentazione gioca un ruolo importante nella buona salute della muscolatura), il grado di attività fisica (se si fa poco movimento, i muscoli sono meno tonici e quindi più soggetti a strappi, traumi e contratture). Particolarmente importante, in questo senso, è analizzare lo schema degli attacchi: con quanta frequenza e con quale intensità si verificano gli episodi, che tipo di dolore si sperimenta e dove è localizzato, sono tutti elementi utili a formulare una diagnosi corretta.

Indipendentemente dalla diagnosi, la prima linea di difesa contro il dolore è rappresentata dagli antinfiammatori non steroidei (FANS): il loro meccanismo d’azione consente di ridurre l’infiammazione e di alleviare i sintomi dolorosi. Sono quasi sempre efficaci nella fase acuta del dolore, specie se gli attacchi sono sporadici.

Se il dolore si protrae per troppo tempo, o non risponde adeguatamente ai FANS, il medico saprà prescrivere rimedi più mirati per combattere i sintomi: farmaci cortisonici e miorilassanti, per alleviare le tensioni muscolari, sono particolarmente utili contro i dolori cervicali e contro la cefalea tensiva. Per il trattamento dell’emicrania sono di solito utilizzati farmaci appartenenti alla classe dei triptani o, più di rado, degli ergotaminici. La terapia farmacologica, da sola, può non bastare: il processo di guarigione va facilitato attraverso l’adozione dei giusti comportamenti, sia durante la fase acuta sia in un’ottica di prevenzione.

Durante la fase acuta, è consigliabile il riposo e può essere d’aiuto l’applicazione di un collare ortopedico, che protegge il collo dai movimenti bruschi che potrebbero riacutizzare il dolore. Massaggi e manipolazioni, d’altro canto, sono efficaci solo se eseguiti da uno specialista e comunque sono utili solo se non c’è un’infiammazione in corso, per la quale sarebbero anzi controproducenti.

Per prevenire futuri attacchi, o per ridurre al minimo la possibilità che inizino a presentarsi, è opportuno seguire questi consigli:
  • Evitare lo stress e i fattori di rischio a esso associati: il relax permette di ridurre le tensioni muscolari e mette al riparo dalla cervicalgia e da numerose patologie simili.
  • Prestare attenzione alla propria postura: bisogna ricordare, quando si è seduti, di fornire sempre adeguato sostegno alla schiena e alle spalle, e non tenere la testa troppo piegata in avanti. Una postura corretta è importantissima per mettersi al riparo dai dolori cervicali.
  • Adottare uno stile di vita sano: una dieta equilibrata, associata all’attività fisica regolare, porta grandi benefici al nostro corpo. L’obesità e abitudini poco sane come il fumo sono fattori di rischio per diverse patologie, incluse quelle che colpiscono la schiena e la colonna vertebrale.
Esistono anche esercizi che si possono fare in casa o in ufficio che puntano a rinforzare la muscolatura del collo e prevenire, così, la comparsa di cervicalgia con conseguente mal di testa associato.

Mobilizzazione globale del collo. Serve a contrastare l’irrigidimento della colonna cervicale dovuto all’età e al mantenimento di posture scorrette. Consiste semplicemente nell’eseguire un lento movimento rotatorio di tutta la testa, prima, verso destra e, poi, verso sinistra. Si può fare da seduti, tenendo la schiena diritta, oppure in piedi, facendo attenzione se si soffre di disturbi dell’equilibrio.

Un altro esercizio utile è questo: per rinforzare i muscoli che supportano lateralmente il collo si cerca di inclinare la testa da un lato (facendo avvicinare la guancia alla spalla), con la mano appoggiata allo stesso lato della testa bisogna opporre resistenza, spingendo in senso opposto (come se si volesse rimettere la testa diritta). L’operazione va ripetuta alcune volte, da seduti, senza sforzare troppo, prima da un lato e poi dall’altro.

Infine, per allenare i muscoli posteriori e anteriori del collo e mobilizzare le vertebre in senso antero-posteriore e viceversa, bisogna effettuare questi movimenti: da seduti, appoggiati allo schienale di una sedia o di una poltrona rigida, spostate la testa prima in avanti più che potete e, poi, indietro più che potete, senza piegare il collo. Il movimento dev’essere lento e non a scatto.
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