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Febbre: cos’è e quand’è alta nei bambini

La condizione nota come “febbre”, o anche iperpiressia nel lessico medico, consiste, dal punto di vista clinico, in un aumento della temperatura corporea centrale da considerarsi al sopra dei limiti comuni.

Tali limiti sono stati fissati, in base a valori elaborati dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in un range tra i 36,5° C e i 37,5° C di temperatura corporea, con misurazione ascellare; ciò significa che ha febbre chi registra una temperatura corporea maggiore di 37,5° C (o 38° C di temperatura rettale).

Ovviamente, bisogna sempre tener conto del fatto che la misurazione della temperatura corporea può variare e dare risultati diversi in base a diversi fattori. È noto, per esempio, che gli strumenti di misurazione possono essere più o meno affidabili (anche in base alla tipologia stessa del termometro scelto), e si registrano temperature diverse in base alla sede, che sia ascellare, rettale, orale, frontale o auricolare.

In più, ci sono anche delle condizioni fisiche che modificano la temperatura del nostro corpo in maniera del tutto naturale. Misurare la febbre di prima mattina, com’è noto, offre valori più bassi; alcune situazioni particolari, come la disidratazione o lo sforzo fisico, possono aumentare la temperatura; infine, anche l’ambiente stesso in cui ci si trova può causare piccole variazioni.

La febbre, comunque, in sé non è una malattia ma un fenomeno fisiologico, in particolare un meccanismo difensivo del sistema immunitario. A regolarlo è l’ipotalamo, un’apposita area del nostro cervello, che induce l’innalzamento della temperatura in base a determinate condizioni (quali, per esempio, la necessità di debellare infezioni dovute a virus e batteri). Nonostante questo, in alcuni casi, potrebbe associarsi a situazioni e conseguenze più gravi, che vanno trattate con attenzione.

Per questo è più corretto dire che febbre è un sintomo di determinate patologie (o, in rari casi, di alterazioni fisiche di altro genere). La maggior parte delle volte, nei bambini, la febbre si presenta in conseguenza di una infezione virale, come l’influenza, o batterica, spesso legata al freddo della stagione invernale e che colpisce le vie respiratorie. L’aumento della temperatura, di conseguenza, è comunemente da considerarsi benigno, anche se si rivela molto spesso fastidioso e richiede l’uso di un farmaco per tenerlo sotto controllo. 

Si parla poi di febbre alta nei bambini quando il valore misurato correttamente risulta superiore ai 39° C (ascellare) o 39,5° C (rettale). In questi casi, è opportuno che i genitori si comportino responsabilmente, adottando tutte le misure necessarie per la prevenzione dei problemi che una febbre alta prolungata potrebbe, eventualmente, portare.

È anche opportuno, però, tener sempre conto del fatto che la febbre va sempre misurata in modo preciso. Anche se la mamma o il papà pensano di poter determinare adeguatamente la temperatura del figlio solo toccando la fronte, occorre comunque utilizzare un termometro, meglio se elettronico e digitale, per prendere la temperatura e valutarne il valore esatto.
 

Febbre alta nei bambini: che cosa fare

In caso di febbre altra nei bambini, quindi, è importante adottare degli accorgimenti standard, che possono essere utili in tutti i casi più comuni, ovviamente in base alle circostanze e seguendo le indicazioni del pediatra. 

Uno dei primi consigli, innanzitutto, è quello di curare l’idratazione del vostro piccolo. Spesso la disidratazione è causa di un aumento eccessivo della temperatura, mentre assumere molti liquidi contribuisce ad abbassarla (oltreché ad aiutare le funzioni normali dell’organismo, inclusa la protezione immunitaria). Si valuti anche la presenza di eventuali segnali di disidratazione, tra cui la frequenza dell’urinazione.

Attenzione anche ad adottare un’alimentazione adeguata. Spesso alla febbre si accompagna una mancanza di appetito, ma è comunque importante che il bambino consumi almeno dei piccoli pasti digeribili, per quanto ridotti siano.

Anche il riposo notturno e diurno è un valido alleato per contribuire alla risoluzione di un’eventuale infiammazione o infezione di natura virale o batterica. Durante il sonno, è bene che il genitore tenga sotto controllo il figlio, onde evitare che compaiano campanelli d’allarme inattesi di un possibile peggioramento delle condizioni fisiche.

A questo proposito, la precauzione più importante è senz’altro quella di valutare con regolarità l’insorgenza di altri sintomi correlati, quali raffreddore, naso che cola, tosse, mal di testa, vomito e diarrea, brividi, eruzione cutanea, dolori muscolari e articolari, disturbi nella deambulazione, dolore nella minzione, difficoltà respiratorie e così via. Benché sia vero che alcune di queste condizioni siano naturalmente associate alla febbre, un loro aggravamento o una loro comparsa improvvisa andrebbero comunque segnalate al medico curante.

Si ricordi sempre, infine, che è fondamentale segnalare ogni ulteriore problema al pediatra o al medico di medicina generale di riferimento; in casi più urgenti, qualora per esempio la temperatura dovesse alzarsi eccessivamente o alcuni sintomi assumessero una particolare gravità, è sempre bene ricorrere al pronto soccorso dell’ospedale più vicino. 

Prima che il problema assuma contorni più gravi, è bene ricorrere a una  terapia antipiretica per abbassare la febbre; in età pediatrica, in genere, si consigliano farmaci specifici, in sciroppi o compresse, con un dosaggio e una frequenza di somministrazione, presenti nel foglietto illustrativo, che vanno rispettati con cautela.

Fondamentale, comunque, è utilizzare farmaci da banco pensati per l’abbassamento della febbre (ed eventualmente per il trattamento dei sintomi correlati): si tratta di quelli che, in gergo tecnico, si chiamano antipiretici. È importante, invece, non scegliere di propria iniziativa farmaci diversi o più specifici, in particolare gli antibiotici, utili soltanto per le infezioni batteriche, ed esclusivamente in certi casi.

Una ulteriore terapia farmacologica stabilita dal pediatra potrebbe, eventualmente, avere anche solo la funzione di abbassare la temperatura di pochi gradi, non di riportarla al valore considerato normale; in presenza di determinate patologie può essere consigliabile, infatti, non interferire eccessivamente con i normali processi della malattia e della guarigione, limitandosi invece ad alleviare il fastidio e dare sollievo al bambino, favorendo il recupero di una sensazione di benessere e tranquillità. 

Cosa non fare per la febbre alta nei bambini

Ci sono anche alcune raccomandazioni riguardo i gesti da evitare in caso di febbre alta nei bambini, onde evitare non solo l’aggravarsi della febbre stessa ma anche per scongiurare il rischio di interferire con il decorso dell’infezione o provocare addirittura sintomi più seri.

Innanzitutto, bisogna evitare di forzare il bambino a mangiare: mentre l’idratazione è fondamentale e prioritaria, saltare uno o due pasti non avrà alcuna conseguenza grave. Un discorso analogo vale per altre forzature da evitare, per esempio quella a dormire più di quanto il bambino vorrebbe o, al contrario, a rimanere sveglio o fare movimento.

Un’ulteriore accortezza è quella di mantenere la temperatura esterna nella media, senza eccessi né in un senso né nell’altro. Spesso infatti si pensa, erroneamente, che coprire molto il bambino possa aiutarlo a resistere meglio alla febbre, mentre alcuni, al contrario, sono soliti praticare spugnature con acqua fredda o adottare simili rimedi tradizionali: si tratta di pratiche sconsigliate, tanto per gli adulti che per i bambini, sia nei casi comuni che, a maggior ragione, in quelli gravi.

Attenzione, infine, ai medicinali da somministrare al bambino. Si possono utilizzare liberamente i farmaci antipiretici da banco, ma in casi più seri bisogna sempre attendere la diagnosi formulata dal medico a seguito della visita. Inoltre, prima di associare più farmaci diversi è bene chiedere consiglio al pediatra, perché la loro combinazione potrebbe suscitare effetti collaterali o una reazione avversa.

Quando rivolgersi al pediatra per la febbre

Viene spontaneo chiedersi, comunque, quando è opportuno rivolgersi a un medico per un caso di febbre alta nei bambini. C’è sicuramente più di un campanello d’allarme da considerare ed è per questo che una condizione di malattia in un minore va sempre tenuta sotto controllo.

Questo vale tanto più per neonati e bimbi molto piccoli: per la fascia di età da 0 a 6 mesi, una temperatura anche solo di 38° C va considerata molto alta, e spesso potrebbe richiedere anche il ricovero. Attenzione anche a segnali come un pianto debole o più acuto del consueto, la fontanella pulsante, mani e piedi sempre molto freddi e in generale un aspetto molto sofferente.

Altre condizioni che possono collegarsi alla febbre in un bambino e rendere il sintomo più preoccupante sono dolori persistenti per più giorni, in particolare i dolori addominali associati a nausea e vomito, oppure un pallore costante della pelle (con un colorito quasi grigio e labbra bluastre), oppure con eruzioni cutanee evidenti. Può imporre una certa cautela anche uno stato di confusione o alterazione psicologica, come la sonnolenza eccessiva o l’irritabilità.

In più, ci sono delle condizioni che richiedono sempre una attenta valutazione medica, in primo luogo una temperatura che supera i 40° C, da considerarsi troppo alta per una cura in casa. Lo stesso si può dire per un bambino che manifesta segnali di disidratazione e non riesce ad assumere liquidi o soluzioni reidratanti, oppure ha un evidente stress respiratorio, una cefalea molto intensa, oppure soffre di malattie croniche gravi che possono interferire con la febbre.

Infine, un’attenzione particolare si può manifestare in caso di convulsioni febbrili, dovute di norma ad alcune malattie infettive con decorso rapido e conseguenti crisi. Si tratta quasi sempre, fortunatamente, di episodi di breve durata, senza strascichi sul lungo periodo, che non richiedono un trattamento e non destano preoccupazioni; anche in questo caso, tuttavia, è consigliabile chiedere consiglio a un dottore.